venerdì 27 agosto 2010

I dipartimenti Giustizia e Antimafia dei partiti(?) italiani e un (forse) necessario, nuovo e particolare condono.

Come molti hanno notato, l’IDV ha nominato l’on. Sonia Alfano, responsabile della sezione Antimafia del Dipartimento Giustizia e Sicurezza del partito e, in altrettanti, non ci si meraviglia vista la vocazione del partito e la storia e l’impegno personale dell’on. Alfano.

   Vocazione che dovrebbe essere patrimonio di tutti coloro che, nel nostro paese, sono impegnati in politica. Primi fra tutti i partiti.
   Questo non solo perché le varie Mafie nel nostro paese divorano 350 miliardi di euro in attività malavitose ma anche perché, essendo l’Italia il paese più condizionato al mondo dalla massiccia presenza di organizzazioni mafiose, tutta la società, in ogni suo aspetto, ne risente in maniera inevitabile e sostanziale.

   Andando a verificare l’impegno concreto ed organizzato nelle strutture degli altri partiti rappresentati in parlamento si scopre qualche sorpresa, sopratutto per chi, come me, non appartiene ad alcun partito e quindi li guarda tutti con lo stesso sentimento per capire, da cittadino italiano, il loro impegno ed operato.

   Passi il fatto che il PDL, l’UDC e la Lega Nord non hanno ufficialmente (almeno così appare nei loro siti web ufficiali alla voce “Struttura/Partito”) nemmeno l’ombra di un dipartimento di una sezione che si occupi del più grave problema d’Italia ma la cosa sconvolgente e che non ti aspetteresti mai è che nemmeno il secondo partito d’Italia e “partito del Popolo” per definizione classica – il PD –ha il benché minimo accenno alla questione mentre sfoggia in pompa magna (come del resto gli altri) centinaia di persone fra Direzioni, Assemblee, Incarichi tematici (con le loro orgogliose foto in bella vista) e inviti al tesseramento e a donazioni oltre allo sprono condottiero , rivolto ai cittadini che visitano il sito, a partecipare attivamente con idee ed azioni di volontariato.

   Eppure la mafia è, innegabilmente, il più grave, pericoloso e complesso problema della società italiana.

   Lo è talmente tanto che la sua concezione filosofica della vita è entrata a far parte integrante della mentalità e nei comportamenti di decine di milioni di cittadini. E mi spiego.

   Tutti sanno (ma spesso in moltissimi lo dimenticano) che in Italia la mafia (e per mafia intendo tutte le mafie d’Italia) è quella che uccide, che controlla le gare di appalto, che gestisce in prima persona ampi settori all’interno delle istituzioni locali e centrali dello Stato. Ne controlla i così detti settori deviati (che ne dovrebbero proteggere da lei stessa i cittadini e le istituzioni che li rappresentano).

   La mafia estorce miliardi di euro alle attività commerciali ed industriali dell’intero territorio nazionale, costruisce in prima persona migliaia di appartamenti, gestisce direttamente la maggior parte dei rifiuti e degli impianti per i materiali di base necessari nel settore delle costruzioni, controlla il traffico enorme di droga, di armi e di immigrati (sia quelli nei barconi o quelli nei TIR via terra, sia quelli che lavorano a schiena bassa quattordici ore al giorno nelle campagne della Puglia, della Campania e di altre grandi regini d’Italia).

   La mafia controlla anche spesso politici, liberi professionisti, medici, giudici, vigili urbani, poliziotti, carabinieri e perfino preti (altrimenti non si capirebbe come facilmente realizza i suoi business …).

   La mafia è tutto questo ma spesso sfugge che è molto di più.

   Mafia è una cultura. E’ un stile di vita. E mafia è anche chi non paga le tasse e chi non le fa pagare, chi parcheggia in doppia fila, chi usa le schede televisive taroccate, chi fuma sigarette di contrabbando, chi scavalca un altro sul posto di lavoro senza averne le competenze, chi prende una pensione che non dovrebbe, chi invece di fare una fila cerca l’amico per evitarla e via dicendo.

   Ogni gesto di sopraffazione e prevaricazione, anche il più semplice e quindi non necessariamente fisicamente violento, rispetto ad un'altra persona è anche un atto di mafia perché mafia E’ prevaricazione e sopraffazione.

   Anche questa è mafia e lo è tanto di più perché, senza accorgercene, è entrata a far parte del nostro fare quotidiano di italiani.

   Fare che impedisce a milioni di persone di potersi “veramente” e “liberamente” indignare nei fatti.

   Il tutto con la complicità e l’indifferenza della politica, unica in grado di invertire tendenze e comportamenti.

   La mafia infine ha un'altra peculiarità. La più importante.

   Ha migliaia di persone, per lo più giovani ma anche meno giovani, che formano il suo esercito invisibile (Saviano ci ha spiegato nei suoi libri come vivono, quanto vengono pagati e cosa fanno per la mafia).
   La stragrande maggioranza di questa “armata” controlla, riferisce fatti, situazioni e nomi di persone. Fotocopia documenti, segue persone specifiche, effettua telefonate e consegna intimidazioni di ogni sorta. Al peggio, ritira i proventi illeciti delle attività mafiose.
   Queste persone sono la stragrande maggioranza. Di certo complici ma tutti controllati dai Colonnelli (quelli che ammazzano) e dai Generali (i capi famiglia) che pagano entrambi approfittando dell’assoluta assenza dello Stato. Questi ultimi, Generali e Colonnelli, come in ogni esercito che si rispetti, sono però in numero limitato.

   E allora, per giungere al dunque di queste riflessioni, perché non fare ciò che spesso nella storia dell’uomo , anche recente (come alla fine del Fascismo all’indomani di Mani Pulite oppure come in Iraq), non è una cosa facile da digerire ma molto spesso una necessità inevitabile pur se antipatica e in apparenza ingiusta?

   Con le dovute distinzioni fra Generali e Colonnelli da una parte (mandati ed esecutori verso i quali non è possibile altro che il dovere di assicurarli alla giustizia al più presto) e Milizia dall’altra.

   I pochi ufficiali se pur arrestati in gran numero , vengono immediatamente rimpiazzati dai Colonnelli ma per i miliziani è cosa diversa.

   Loro sono sul territorio ed è difficile rimpiazzarli e vengono compensati con un stipendio mensile o con altri favori ai familiari, sempre di natura economica.

   Per questo bisognerebbe, con l’impegno di tutti e non solo di IDV, lanciare una campagna per un speciale “Condono”.

   Un “Condono”dettato dall’esigenza di eliminare quante più unità possibili nell’esercito della mafia.

   Non sarebbe una resa. Quella semmai lo sarebbe se includessimo i Generali e i Colonnelli ma, al contrario, un esigenza di Stato. Come quando crollò il Fascismo e molti furono lasciati al loro posto oppure quando in mani pulite non tutti resero conto di connessioni e complicità oppure ancora come in Iraq dove molti complici secondari del tiranno (e anche, a dire il vero, qualche Colonnello di comodo) sono stati “graziati” della loro complicità.

   In tutti e tre i casi, i Generali ed i Colonnelli pagarono in qualità di mandanti ed esecutori ma questo fù possibile proprio grazie alla maggior parte delle milizie che resero la loro capitolazione possibile e per questo furono “Condonati”.

   Vi starete chiedendo, visto che per la maggioranza dei casi il problema sarebbe di natura economica, come poter sostenere questo “Condono”.

   I parlamentari italiani si sono “tagliati” (di questo ne parleremo un altro giorno …) gli stipendi del 10% con una previsione di risparmio di 60 milioni di euro in tre anni. Se questi tagli si applicassero a tutti i politici italiani (Regioni, Province, Comuni al di sopra dei 5.000 abitanti), a tutte le cariche delle istituzioni dello Stato, ai membri dei consigli di amministrazione degli Enti pubblici (tipo la RAI) e di quelli a partecipazione statale (anche di minoranza) e al 90% delle auto blu (è un lusso che non serve quasi a nessuno), si avrebbe un risparmio, annuale di almeno10 miliardi di euro (e se ve lo dico io, fidatevi. Ho speso tre anni della mia vita, ogni giorno, su questo tema).

   La metà, 5 miliardi di euro l’anno, si potrebbe investirla (per 5 anni) su chiunque voglia lasciare l’esercito della mafia (molti nomi sono già noti alle forze di sicurezza) e sopratutto chi ne è rimasto vittima per l’assenza dello Stato.

   In cifre, si avrebbero a disposizione fondi annuali pari a Eur 18.000 a persona per 280.000 ex-miliziani!.

   Sarebbe l’annientamento di un esercito senza sparare un colpo.

E senza esercito, i Generali si estinguono.

   Come in tutte le guerre, sopratutto all’inizio, ci sarebbe forse un prezzo da pagare. La mafia non starebbe a guardare

   Ma, in fondo, avere una vita diversa, senza doversi più nascondere, senza delinquere e poter pianificare un “futuro” è il sogno di tutti.

   Anche dei miliziani della mafia. E uno Stato guarda l’obiettivo finale che sarebbe sicuramente un successo per tutti.

   Lo so.

A prima vista sembra una follia (anche io ho pensato la stessa cosa) ma riflettendo come se fossi io lo Stato, non ne sono completamente certo.

   A voi l’ardua sentenza ….

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